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  • Bimbi&Dog..meglio ancora se BullDog!

    E’ proprio vero che i cani in casa quando c’è un bambino siano solo un ulteriore “pensiero”?
    Facciamo bene ad avere dubbi sulla convivenza bimbi/cani?

    Bè, numerosi studi sostengono che sono tutte paranoie degli adulti: da un’indagine realizzata nel 2000 è risultato che il 79% dei bambini desidererebbe avere un animale domestico e quelli che lo hanno, dichiarano di avere in genere un rapporto preferenziale con i loro animali domestici. Ad esempio, dopo il miglior amico umano il confidente preferito dei loro segreti è il cane, considerato in questo ruolo, più importante di genitori, parenti, insegnanti e compagni. Per offrire conforto quando si è a letto ammalati la migliore compagnia è risultata essere quella del gatto, che viene preferito anche alla mamma; seguono immediatamente il cane, il miglior amico, i fratelli e il padre.
    Tutte cose che dovrebbero quanto meno farci riflettere..
    Spesso la psicologia ha affrontato questo tema, arrivando sempre alla stessa conclusione: la costruzione di un rapporto positivo del bambino con il suo amicoa4zampe quasi nella totalità dei casi rivelerà negli anni seguenti un altrettanto rapporto positivo con gli esseri umani, nonché facilità di rapportarsi con i propri simili, con la natura e con la realtà in genere.

    In particolare è stato evidenziato il ruolo che un rapporto positivo del bambino con l’animale riveste nel facilitare la comprensione del diverso e la velocità nel risolvere le problematiche.
    Non vi è dubbio quindi che l’animale, proprio nella duplice natura di simile e diverso, sia una soglia che permette al bambino di elaborare in modo graduale i concetti di alterità, di vincolo, di diversità
    Gli stimoli che riceve un bambino dall’accudire e dal giocare con il proprio animale, sono assolutamente impagabili e difficilmente equiparabili da qualsiasi “ottimo rapporto” con qualsivoglia amico..
    Sapere di avere di fronte un essere vivente che dipende totalmente da te, stimola delle parti di cervello e soprattutto delle zone emotive che nessun altra cosa riesce ad attivare allo stesso modo.
    La nostra società è caratterizzata da dinamiche competitive e da rapporti di potere in cui alla base della piramide sociale ci sono gli individui più deboli, più trascurati, più disprezzati, con meno diritti o con nessun diritto. Ovviamente, tra questi soggetti ci sono molto spesso gli animali. L’assumere un atteggiamento empatico nei loro confronti, inteso come capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando, il preoccuparsi per il loro benessere, il prendersi cura di loro, implica il sovvertimento di un modello culturale di vita che spesso i media, i social network e i videogiochi ci trasmettono, fondato sull’idea che l’individuo più debole debba essere la vittima dei soprusi e del potere del più forte.
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    Gli studi di Frank R. Ascione della Utah State University, hanno dimostrato che, purtroppo, individui che applicano crudeltà sugli animali, spesso si dimostrano violenti anche contro gli esseri umani, ovvero si sviluppa una correlazione tra la crudeltà manifestata durante l’infanzia nei riguardi degli animali e il comportamento criminale violento da adulti.
    Lo ha ben intuito Dacia Maraini quando, commentando l’ennesimo episodio di crudeltà verso gli animali, ha scritto “Non credo nemmeno si tratti di cattiveria, come si suol dire, ma di assoluta insensibilità, ovvero di assoluta mancanza di immaginazione. La gente non è crudele per istinto, ma perché non è capace o non è educata a immaginare la sofferenza altrui”.
    E’ importante quindi attivare nel bambino meccanismi di pensiero e di partecipazione affettiva che lo abituino ad immedesimarsi quanto più possibile negli altri. E, poiché l’atteggiamento empatico fra due individui è tanto maggiore quanto più essi si percepiscono come simili, di fondamentale importanza è sviluppare al massimo nel bambino la capacità di individuare negli altri ciò che essi hanno in comune con lui, a qualunque specie essi appartengano.
    In questa prospettiva ad esempio, spingere un bambino a capire l’importanza di imparare ad addestrare il proprio cane (aiutandolo anche ad associare addestramento=educazione) costituisce un esercizio efficacissimo e permette l’acquisizione di processi di pensiero e di partecipazione affettiva particolarmente adatti al potenziamento delle sue capacità empatiche in generale.

    Animali = analisi "costi"/benefici
    cerchiamo di analizzare insieme i pro e i contro di avere un animale, cane soprattutto, in casa, cercando di sfatare alcuni luoghi comuni.
    Nonostante sia idea comune che un animale porti in casa germi e batteri, uno studio tedesco del Centro di ricerche nazionale per la salute ambientale di Monaco, pubblicato sull’European Respiratory Journal, ha scoperto invece che un cane in casa riduce il rischio di allergie infantili. E se teniamo conto del costante aumento di allergie infantili in Italia, questa non è una scoperta da poco.

    Negli Stati Uniti e in molti paesi europei il 63 per cento delle famiglie convive con uno o più animali da compagnia.E così nella famiglia “allargata” si parla gattese, s’impara a capire i comportamenti e ad interpretare i richiami del cane ed è dimostrato che i bambini che crescono in famiglie in cui uno dei membri è un cane, sviluppino fino al 23% in più di capacità cognitive in età scolare rispetto ai propri compagni di classe che non vivono quotidianamente con un animale.

    Il motivo principale di questa differenza è che i primi sviluppano alcune parti del cervello in maniera più rapida, dovendo imparare a farsi capire e a capire loro stessi un “linguaggio” che non è quello dei fratellini, dei familiari, degli amichetti, bensì un linguaggio fatto di gesti, di sensazioni, di gioco e di infinito amore.

    Un pet (animale) “fa bene”. Allunga e migliora la vita, come accade appunto nella cosiddetta Pet-Therapy, dove l’animale è per definizione il “co-terapeuta”. Carezzare un cane, un gatto, accudirli e giocare con loro regolarizza il respiro, riduce l’ansia e rallenta il battito cardiaco. Diverse ricerche internazionali hanno evidenziato che le persone che vivono con un cane hanno meno problemi di salute e necessitano di un numero inferiore di visite mediche rispetto ai coetanei senza cani.
    Un gruppo di ricercatori giapponesi della Azuba University hanno dimostrato che la convivenza con un animale induce la produzione di ossitocina il quale, oltre ad essere un ormone usato per indurre le contrazioni in caso di parto, è detto anche ormone della fiducia [cfr WIKIPEDIA: Risultano interessanti recenti studi scientifici che avrebbero dimostrato una sua correlazione tra maggiore e più efficiente funzionalità dell'encefalo; essa è responsabile per esempio della capacità di empatia e di comprensione dello stato d'animo altrui e di un migliore rapporto con sé e con gli altri con fenomeni di stima ed autostima incrementati (detta anche ormone della fiducia, poiché provoca l'atteggiamento ad essere maggiormente disponibili e cordiali), oltre che un agente biologico dell'innamoramento perimenti su animali hanno dimostrato l'importanza di tale ormone nell'accoppiamento e nel comportamento nei confronti della prole. Risultano inoltre interessanti recenti studi scientifici che avrebbero dimostrato una correlazione tra maggiore e più efficiente funzionalità dell'encefalo; essa è responsabile per esempio della capacità di empatia e di comprensione dello stato d'animo altrui e di un migliore rapporto con sé e con gli altri con fenomeni di stima ed autostima incrementati (detta anche ormone della fiducia, poiché provoca l'atteggiamento ad essere maggiormente disponibili e cordiali), oltre che un agente biologico dell'innamoramento]
    Dopo aver giocato per un’ora e mezza con l’amico a quattro zampe, i livelli dell’ormone aumenterebbero del 20 per cento.

    Vivere con un cane aiuta a prevenire sovrappeso e obesità nei bambini. Una ricerca condotta dall’Università di Deakin (Victoria) da parte dell’Health promotion Journal of Australia, ha evidenziato che nei bambini tra i 5 e i 12 anni l’incidenza di obesità è minore tra quelli che possiedono un cane anche se non lo portano a spasso regolarmente. Inoltre i piccoli di età compresa tra i 5 e i 6 anni con un cane in casa, hanno un rischio dimezzato di essere sovrappeso rispetto ai bambini senza un animale; infatti il 30 per cento dei bimbi tra i 10 e i 12 anni senza cane risulta, sempre secondo l’indagine, affetto da problemi di peso a differenza del 27 per cento di quanti possiedono un animale da compagnia e sono in buona forma fisica.

    Se abbiamo ormai assodato che la convivenza tra bambini e animali apporta notevoli benefici allo sviluppo psicofisico dei piccoli che, rispetto ai loro coetanei, sono più propensi ad essere socievoli, sensibili, responsabili e più sicuri di sé, non sempre questi vengono però preparati ad accogliere un animale in casa, il che spesso provoca problemi tali da indurre i genitori a "ridare indietro" il cane, o peggio, a sbarazzarsene in modi peggiori.
    E’ molto importante infatti il ruolo dei genitori, i quali devono insegnare ai propri figli come interagire e vivere al meglio con il nuovo membro della famiglia, spingendoli ad imparare ad essere meno egoisti, mettendo di fronte ai propri, i bisogni del proprio cane. Se infatti il bambino verrà coinvolto nella cura del suo cane sicuramente crescerà più responsabile, più attento ai bisogni altrui, dunque meno egoista anche nei confronti dei suoi simili.
    I bambini dimostrano un’elevata sensibilità verso gli animali, ma devono capire che se ne devono occupare sempre, non solo quando ne hanno voglia.

    Insegniamogli allora, prima di prendere un animale, le tre parole fondamentali per una bella vita insieme:
    sacrificio - rispetto - educazione

    • SACRIFICIO: Chi si occuperà del nuovo amico? E’ bene coinvolgere, fin da subito bambini e ragazzi nella gestione dell’animale: avere un animale significa occuparsi delle sue esigenze quindi dargli da mangiare e, nel caso del cane, portarlo fuori. Coinvolgete i ragazzi più grandi nella gestione di uscite e preparazione del cibo e i più piccoli nei bisogni più semplici dell’animale, dallo spazzolarlo, al tenere in ordine la sua cuccia. Far si che sia chiaro che avere un animale vuol dire dedicare parte del tempo destinato a giochi, videogiochi o tv, all’accudire il piccolo amico, magari anche giocandoci quando non se ne ha voglia, portandolo fuori quando fa freddo e piove, andando dal veterinario per il vaccino o una visita di controllo invece di andare a giocare a casa di un compagno di scuola.
    • RISPETTO. Trattare bene un animale significa non considerarlo un giocattolo, non abbandonarlo quando si è esaurita la propria voglia di giocare, non trattarlo male quando lui vuole giocare e il bambino no. Si tratta di instaurare una dinamica di relazione basata sul rispetto reciproco.
    • EDUCAZIONE. Si vive molto meglio con un cane ben educato piuttosto che con uno male educato. Sembra una banalità, ma, quello dell’educazione, è un elemento fondamentale soprattutto per chi vive in città o ha voglia di portare il proprio amico in vacanza, a cena da amici o semplicemente in posti affollati. Ma di questo abbiamo già parlato e vi rimando al ns famosissssssimo “metodo Rottermaier”
    Se invece ci troviamo di fronte alla situazione inversa, ovvero l’arrivo di un “cucciolo d’uomo” in una famiglia in cui già è presente un cane, l'ideale sarebbe abituarlo alla presenza dei bambini insegnandogli a socializzare e a conoscere l'ambiente in cui vivrà e, poiché tutto ciò che si conosce bene non fa paura, non avrà problemi ad accogliere benevolmente il nuovo arrivato. Non “precludiamo” al cane la cameretta del bimbo, evitiamo di sgridarlo se solo si avvicina ad annusare i giochi o i vestiti acquistati per il nascituro, altrimenti potremmo creare nell’animale una sorta di “repulsione” verso il nuovo arrivato, “l’intruso” che avrà la possibilità di utilizzare i fatidici "oggetti del desiderio".Cerchiamo inoltre, durante i nove mesi di attesa, di far si che il proprio cane abbia a che fare con i bambini che, fino all'età della pubertà, per movimenti e odori differenti da quelli degli adulti possono non essere riconosciuti come piccoli uomini. Con la giusta cautela, quindi, è bene favorire questi incontri tenendo presente che è fondamentale ricorrere a un veterinario comportamentalista nel caso in cui il proprio animale mostri nei loro confronti diffidenza, paura o, peggio, tendenza all'aggressività. Sotto una guida esperta si potrà correggere un errore di mancata conoscenza. ...e allora amici, avete ancora dubbi che un bulldog in casa sia una cosa meravigliosa???
    avete ancora paura che ci sarebbero problemi con i vostri bimbi?? o peggio, temete che il vostro ciccione non accoglierà bene l'arrivo di un bebè??
    bè, se la risposta è si, sbagliate di grosso!!
    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di dany
      dany -
    1. L'avatar di Gertrude
      Gertrude -
      Ciao a tutti!!!
      Sono perfettamenet d'accordo...io lavoro in particolare con bambini diversamente abili e nelle maggioranza dei casi da me vissuti la vicinanza con un animale migliora fortemente l'area comunicativa e la capacità di adattamento alla realtà del bambino. E' una cosa che definirei quasi magica....